Quantistica e Mondo Mediterraneo Classico

Quantistica e Mondo Mediterraneo Classico

Conoscendo l’esistenza dei “filosofi fondatori dell’atomismo”, mi ha appassionato l’idea di un possibile legame tra la Quantistica, la Cultura e l’Arte del Mediterraneo Antico, o Classico che dir si voglia.

Andiamo con ordine.

E’ risaputo che Aristotele, Leucippo, Democrito, Lucrezio, Platone, Epicuro siano stati riconosciuti “Padri Spirituali di tutta la Fisica moderna” e fondatori dell’Atomismo.

L’“Atomismo” identifica quella cultura filosofica dell’Antica Grecia dal carattere ontologico: da ontologia – branca fondamentale della filosofia e della metafisica in particolare – che studia l’”Essere” in quanto tale e le sue “categorie” (categoria = attività, condizione o qualità attribuiti a un soggetto) fondamentali.

Letteralmente “Ontologia” significa “discorso sull’essere”.

L’atomismo perciò è un indirizzo filosofico naturale, di carattere ontologico, basato sulla pluralità degli elementi che costituiscono la realtà fisica.

Leucippo, maestro di Democrito, coinvolse il suo allievo e fondarono l’”Atomismo”; teorizzarono che il mondo naturale fosse formato da due parti: gli atomi e il vuoto.

Tra i due filosofi, certamente, Democrito fu il più prolifico, anche tra i presocratici; suo allievo fu Nausifane che divenne poi maestro di Epicuro. Alcune delle opere di Democrito furono: “La piccola cosmologia”, “Sulla natura”, “Sulle forme degli atomi”, “Sulle parole”.

Democrito è noto per la sua celebre teoria atomista considerata una delle visioni più “scientifiche” dell’antichità. L’atomismo democriteo infatti fu ripreso da Epicuro, ma anche da filosofi e poeti romani, e – addirittura – nel tardo medioevo vi fecero riferimento alcuni filosofi, nonché pensatori dell’età rinascimentale e del mondo moderno.

Non a caso Democrito è considerato “padre della fisica” e Geymonat (Ludovico Geymonat – maggio 1908/novembre 1991 – filosofo, matematico e epistemologo italiano) dice che “l’atomismo di Democrito ebbe una funzione determinante, nel XVI e XVII secolo, per la formazione della scienza moderna”.

Come spiega Geymonat: “Democrito non è affatto partito dal sensibile per giungere all’atomo, ma al contrario è partito dall’atomo (ammesso in base ad una postulazione della ragione) per rendere conto del sensibile” e dunque la lettura Aristotelica che accusa l’atomismo di “ridurre tutta la realtà al sensibile” è infondata.

Democrito, all’opposizione tra essere e non essere, sostituì quella tra atomo e vuoto; vale a dire che l’atomo costituiva l’essere e il vuoto rimandava al non essere. L’atomo dunque era l’elemento originario, fondamentale dell’universo, nonché fondamento metafisico (metafisica = scienza della realtà assoluta, che cerchi cioè di dare una spiegazione delle cause prime della realtà prescindendo da qualsiasi dato dell’esperienza) della realtà fisica.

La realtà degli atomi costituiva per Democrito “l’archè”, quindi l’essere immutabile ed eterno. Gli atomi erano concepiti come particelle originarie indivisibili, cioè quantità o grandezze primitive e semplici , omogenee e compatte.

Democrito perciò ammetteva l’esistenza di un qualcosa – l’atomo – ma anche quella di un “non qualcosa”, il vuoto appunto, il nulla inteso come spazio. Il vuoto pensato da Democrito non indicava l’esistenza del non essere, ma la mancanza di materia, coincidente appunto con lo spazio. Pieno e vuoto erano visti come due principi originari a cui ricondurre l’esistenza di tutte le cose: l’uno rimandava all’altro, lo implicava necessariamente, poiché la realtà era il risultato della loro sintesi.

Gli atomi pensati da Democrito possedevano il movimento come loro caratteristica intrinseca e spontanea: si muovevano eternamente e spontaneamente nel vuoto, incontrandosi e scontrandosi. Il divenire del cosmo e della natura e la molteplicità degli enti erano dovuti proprio a questo incessante movimento da cui tutto si formava per poi disgregarsi.

Ma il carattere puntuale delle idee scientifiche è (sembra) vero in assoluto: la scienza è nata nel Mediterraneo, in epoca ellenistica e sugli sviluppi della scoperta della “potenza della ragione” da parte dei Greci.

Il pensiero scientifico però è stato poi dimenticato, per oltre un millennio, nel Mediterraneo occidentale.

Il pensiero scientifico è stato ripreso dall’Islam, ma poi è stato dimenticato per un lungo periodo anche dall’Islam.

È stato riscoperto in Europa, infine, intorno al Seicento e, speriamo, non venga più dimenticato.

Per provare a fare un primo, e del tutto provvisorio, elenco di ideali che potrebbero accompagnare i “concetti” fondamentali di origine ellenistica richiamati da Lucio Russo, per definire il complessivo “modello mediterraneo”, possiamo sintetizzare in questo modo:

il “modello mediterraneo” deve consistere di ideali scientifici e culturali forti, nonché un vivo spirito critico;

nessuna idea e nessun comportamento possono essere accettati o rifiutati sulla base dell’ipse dixit;

un ideale mediterraneo è il perseguire l’unità del sapere.

E, ancora, è mediterraneo l’ideale che dà un valore alla conoscienza in sé, a prescindere dalla sua immediata utilità pratica.

È un ideale mediterraneo prestare attenzione alle problematiche di fondo e alle linee di incrocio tra le varie culture, o meglio, tra le diverse articolazioni della cultura.

È un ideale mediterraneo fortissimo il rispetto della storia.

È, infine, un ideale mediterraneo la visione culturale e non tecnica del lavoro dello scienziato. La tecnica è mezzo per acquisire conoscenza.

Non è un fine.

Naturalmente alcuni di questi ideali possono essere discussi e cassati, altri possono essere aggiunti. Tuttavia lasciatemi concludere ricordando che io sono un professionista della comunicazione.

E come tale riconosco che l’adesione al “modello mediterraneo”, così come consente di indirizzare il lavoro dello scienziato, consente anche al giornalista di opporsi alla versione del “modello FAPP” che impera nei media e di sperare di riuscire a fare quello che ci insegna Franco Prattico: comunicare i valori culturali profondi della scienza.

Carmen Basile
Scienze Statistiche – Artista – Curatrice Mostre e Convegni

Continua…

Credits:

Pietro GRECO – Ideali Scientifici Mediterranei –

Giovanni VILLANI – La Chiave del Mondo – 2001

Precedente Artisti QAGI a Mosca - Italian Art Week