Il Nutrimento Cura Corpo E Anima

Waterly Dead Nature
Waterly Dead Nature – Nutrimento

Nel dialogo che Cicerone fa svolgere, nel suo saggio “De Senectute”, tra Catone il Maggiore e i giovani Lelio e Scipione sulla vecchiaia, è di estrema chiarezza che: “Quattro sono le cause per cui la vecchiaia è ritenuta miseranda: la prima è che distoglie dalla vita attiva, la seconda che indebolisce il corpo, la terza che priva di tutti i piaceri, la quarta è che è poco distante dalla morte”.

Concetto chiaro che esprime diverse questioni e, nella praticità della vita, fondamentale è seminare bene in gioventù costruendo una salute fisica e mentale, e direi anche sociale-civile, che esula dal concetto di “medicalizzazione” di assunzione di farmaci o medicamenti che, più che “stabilire” la salute cercano di ripristinarla, di restituirla integra o quantomeno accettabile.

Se pensiamo al principio fondamentale della Scuola Salernitana – quello di proporre la tutela della salute -, presenta un interesse attuale, non solamente per il dovuto approccio terapeutico e le cure del caso, ma anche, e soprattutto, per l’aspetto preventivo e profilattico.

Di primaria importanza sono, quindi, l’armonia psico-fisica e la dietetica come regola di vita: «A tutti raccomando il rispettar la dieta, il loro serbando consueto vivere. La dieta è poi, metà del medicar, e chi lei non apprezza, quando sano, mal regge, e infermo poi non ben si cura».

Questo è quanto consiglia la regola salernitana, e pone l’accento anche sul valore e sulla quantità dei cibi o delle bevande (anche Feuerbach dichiarava: «l’uomo è quello che mangia»), sulla loro distribuzione nei pasti e sulla suddivisione di questi nel corso della giornata: tutte norme di vita atte a mantenere lo stato di benessere dell’individuo e che conservano ancora oggi – sulla base delle moderne acquisizioni della scienza e della alimentazione- una grande validità.

Troviamo riaffermati questi principi, oggi, nella medicina psicosomatica che ricalca, nei suoi concetti fondamentali, i dettami della Scuola Salernitana: “Si vis incolumen, si vis te reddere sanu curastolle graves, irasci crede prophanum […] Haec tria: mens ilaris, requies, moderata rati.”(se vuoi star bene, se vuoi essere sano cura i malanni, non adirarti… Tre cose necessitano: mente sana, riposo, una dieta moderata).

Dieta, o meglio “Regola Alimentare”: mangiare adeguatamente sia per nutrirci, ma anche per prevenire i malanni e godere di buona salute. Su tutto questo si basa l’idea, e la convinzione, che la Natura va intesa anche come “Bene comune e partecipato”, così come la salute e il benessere.

La Natura, questo immenso laboratorio culturale e scientifico, deve essere salvaguardato; soprattutto per quel che riguarda i paesaggi, compresi quelli rurali. Un paesaggio non è solo ammirare il bello, ma è elemento importante nello sviluppo e nella stabilità della salute, del benessere individuale, dell’arte.

Paesaggi come quello della Campagna Romana, osservata e finemente descritta nella pittura di Nicolais Poussin (1594-1655), quelli di uno degli iniziatori dell’arte pittorica del paesaggio Claude Gellée (1600-1682), – Claudio il Lorenese -, di Jean Baptiste Camille Corot (1796-1875), di Giovanni Costa, detto Nino, (1826-1903) che influenzò con il suo naturalismo anche i Macchiaoli e, più vicini al nostro tempo, il futurista Giacomo Balla e Giulio Aristide Sartorio.

Su queste basi si sviluppa la FITOMEDICINA (1996), fondata sul rapporto inter e trans-disciplinare tra scienza, cultura, arte. La Fitomedicina è, quindi, il momento determinante e conclusivo di un insieme di scambi, inter e trans disciplinari, tra Medicina, biologia, chimica, fisica, farmacologia, botanica, agronomia, statistica, con l’apporto fondamentale delle discipline umanistiche, dell’arte.

Il maestro Piet Mondrian (1872-1944) disegnatore che studiò l’anatomia le piante i fiori che disegnava microbi amava la campagna, gli alberi che non solo guardava, osservava e ammirava come i suoi colori. Gli alberi, il rapporto con il mondo circostante, i colori furono l’espressione del suo pensiero rappresentato nei dipinti “L’albero rosso”, “L’albero argentato” “L’albero blu”: caratteristico perché ha utilizzato solo due colori il nero ed il grigio; infine “alberi in fiore” dove la geometria assume primaria importanza.

Finissimo letterato, artista del Novecento italiano, Filippo De Pisis, illustre personaggio di Ferrara, ove era nato l’11 maggio del 1896, era molto di più del pittore che tutti conosciamo. Aveva molto interesse per la botanica e le scienze naturali; il suo Erbario (da non dimenticare le farfalle e le conchiglie), tra il 1916-1917, fu regalato all’Università di Padova, dopo anni di studio e lavoro in giovane età.

Affascinato dalla Metafisica, fu anche accusato falsamente, a Milano, di essere “perturbatore della morale” e si gli intimò il confino; accusa poi ritirata. Giovanissimo De Pisis pubblicò “Fiori e frutti nella pittura ferrarese”, che mise in luce una grande cultura botanica.

La sua passione e competenza lo portò a classificare, collezionare, oltre che a raccogliere, moltissime erbe (salvia dei prati, Dipsacus sylvestris, Ipomea pandurata, Lilium bulbiferum, Helleborus nigerum e Jasminum officinalis), ben 1500, soprattutto felci, Fanerogame che formarono l’erbario, recentemente ricostituito dopo essersi disperso. Nell’erbario non ci sono radici, come se l’uomo, l’artista, avesse voluto tagliare erbe e piante preservando loro la vita. E vorrei qui ricordare “Le cipolle di Socrate” dipinto a olio da De Pisis nel 1927.

Firenze fu città natale di Primo Conti (1900-1988) pittore, futurista noto anche per le indimenticabili nature morte e in particolare per “La frutta dall’alto”.

I momenti di incontro tra arte e alimentazione sono molteplici e si perpetuano, “ritornano” per ampliare la nostra conoscenza/coscienza e ripercorrere quelle regole che dalla Scuola Medica Salernitana ci hanno condotto al Functional Food.

Adoperato a scopo medicinale, come a esempio per curare le ferite infette, il miele è stato recentemente “riscoperto”. Da alcuni decenni infatti sono state dimostrate le capacità antibatteriche di questo antico rimedio, il suo crescente utilizzo ha imposto studi scientifici che ne documentano l’importanza e il ruolo anche nel trattamento delle ferite.

Il cavolo nero, o nero crespo di Toscana, famiglia botanica delle Brassicacee o Crocifere, di cui si conoscono numerose varietà, tra cui quella acephala (cavolo crespo) è un cibo funzionale (functional food): è perciò un alimento che, oltre al valore nutritivo, può apportare grandi benefici alla salute.

Il cavolo nero infatti riduce il rischio di insorgenza di diverse malattie tra cui quelle del sistema cardiovascolare e alcune forme tumorali; si ritiene che i cavoli, e quindi anche il cavolo nero, siano antitumorali per il loro contenuto di polifenoli e glucosinolati: gruppo di sostanze fitochimiche precursori naturali degli isotiocinati. Un altro studio dimostra come il sulforafano contenuto nei cavoli potrebbe essere d’aiuto nei ragazzi con spettro autistico (dovuto anche all’inquinamento).

La Barbabietola rossa (Beta vulgaris), nella regola alimentare, può rappresentare una nuova prospettiva terapeutica nella gestione medica dell’ipertensione; presenta, tra i principi attivi che la caratterizzano, i nitrati e, secondo alcuni studi scientifici, può diminuire la pressione arteriosa. I nitrati vengono convertiti nel nostro organismo in nitriti e, successivamente, in ossido nitritico ad azione vasodilatatrice; però l’azione della barbabietola rossa sulla dilatazione microvascolare e sulla “rigidità” arteriolare è ancora sconosciuta.

La cipolla, battericida, ipoglicemizzante, ipocolesterolemizzante, una delle maggiori fonti alimentari di flavonoidi e polifenoli, conferma la sua capacità di contribuire a risolvere quelle ferite che, riparandosi in maniera eccessiva, danno luogo a una cicatrice “ipertrofica” o addirittura a un cheloide cioè ad una cicatrice “esuberante”. La cipolla ha la proprietà di inibire i fibroblasti (cellule dello strato intermedio della pelle) e ridurre, sia l’attività fibroproliferativa che la produzione di matrice extracellulare (ECM).

Artemidoro di Daldi (seconda metà del II secolo d.C.) nella sua interpretazione dei sogni ci fa sapere che se un ammalato sogna di mangiare cipolle in abbondanza, assieme all’aglio, guarirà.

Erbe, alberi, spezie, frutti, possono essere alimento e medicamento, farmaco; diabete, malattie neuro-vegetative, alzheimer, ipertrofia prostatica, osteartrosi, ipertensione, colesterolemia, malattie dell’apparato cardiocircolatorio e gastrointestinale e altre ancora possono essere prevenute e curate con le piante medicinali, gli ortaggi, i frutti, le “verdure” in un percorso conosciuto dalla Fitomedicina ove la cultura, le arti, la pittura hanno importanza fondamentale come la cultura dell’anima.


Prof. Roberto Michele Suozzi
suozziroberto.altervista.org

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