E’ Tempo Per Una Coscienza Quantistica

The Door - Massimo Pregnolato
The Door – “Coscienza” – Massimo Pregnolato

E’ giunto il momento per fare una riflessione generale sui valori correnti di scienza e religione:
Le rivoluzioni hanno creato un profondo abisso tra la Scienza e Regione, come risulta dall’aumento dell’ostilità e delle differenze apparentemente inconciliabili tra queste due fonti del sapere. Le rivoluzioni hanno anche prodotto dogmi, arroganza e intolleranza tra visioni alternative all’interno della Scienza stessa. D’altra parte, le Chiese sembrano mancare di innovazione e non sono in grado di far fronte o di adattarsi ai nuovi ambienti (Hu, 2008a).
E’ giunto il momento per un reale progresso nei rapporti tra scienza e religione, un richiamo alla libera conoscenza, un appello all’umanità per muoversi verso la “Società della Conoscenza”.
In un successivo editoriale Hu (2010b) estende le sue riflessioni sullo stato della ricerca sulla coscienza:
“… il nostro stato di coscienza è il catalizzatore per la trasformazione dell’umanità, è l’anello mancante verso la verità, tuttavia nelle scienze tradizionali lo studio e la sola citazione della parole mente o coscienza sono tabù e in effetti la versione dei fisici della “teoria del tutto” non include la coscienza. Tuttavia, i fisici hanno incontrato la coscienza più di ottant’anni orsono, quando è nata la meccanica quantistica (Rosenblum, 2006). Invece di abbracciare quell’incontro ed esplorare il mistero della coscienza, la maggior parte dei fisici ha evitato l’ammissione della coscienza come se questa fosse una piaga.”

Fortunatamente, non tutti i fisici la pensano allo stesso modo, al contrario ve sono alcuni con un’idea radicale, come Manousakis, che ricava i fondamenti della meccanica quantistica dalla coscienza. (Manousakis, 2006). Questo approccio non è nuovo se si considera che anche Planck (1931) aveva concluso: “Considero la coscienza come fondamentale. Considero la materia derivante dalla coscienza. Non possiamo andare oltre la coscienza. Tutto ciò di cui si parla, tutto ciò che noi consideriamo come esistente, postula la coscienza “. Anche Hu ha formulato una sua teoria della coscienza (Hu, 2004).
La coscienza è la base della nostra realtà e della nostra esistenza, ma il meccanismo con cui il cervello genera pensieri e sentimenti rimane sconosciuto. La maggior parte delle spiegazioni raffigura il cervello come un computer, con le cellule nervose (neuroni) e le loro connessioni sinaptiche che agiscono come semplici interruttori. Tuttavia, solo il calcolo non può spiegare perché abbiamo sentimenti, la consapevolezza e la “vita interiore”. Ci sono molte teorie quantistiche basate sulla premessa comune che la “meccanica quantistica” a differenza dalla “meccanica classica”, può aiutarci a capire la mente (in particolare la coscienza) (Vannini, 2008; Smith, 2009); da quelle teorie emergono possibili descrizioni formali delle manifestazioni mentali di base, vale a dire, l’esperienza soggettiva del processo di percezione (Manousakis, 2009).
Processi neurofisiologici e fenomeni della mente sono ormai tra le più grandi domande senza risposta nella scienza e Tarlaci, editor del NeuroQuantology Journal ha scritto in una recente review dell’importanza della fisica quantistica nel campo delle neuroscienze cognitive (Tarlaci, 2010).

La fisica quantistica e le filosofie cognitivo-comportamentali e quelle orientali stanno riconoscendo che la realtà dello spazio-tempo che percepiamo è solo una possibile trasformazione della nostra coscienza ordinaria. Basti pensare come appare diverso lo spazio-tempo e quindi la percezione della nostra realtà sotto l’effetto di droghe in grado di alterare lo stato di coscienza ordinaria. Per capire questo punto di vista dell’universo è stato introdotto un elemento fondamentale a lungo trascurato: “L’informazione”.
Il contenuto di informazioni è la base di questo e di altri possibili universi. Un’informazione immensa potrebbe essere compressa in una scala infinitamente piccola, come quella delle particelle subatomiche, in quello che viene chiamato “campo quantistico non-locale”, l’auto-organizzazione delle informazioni quantistiche sarebbe in grado di generare la consapevolezza di sé e anche lo stesso spazio-tempo . L’unità di base di questa informazione quantistica si chiama Qubit. Secondo questa teoria, la coscienza non è un fenomeno esclusivo degli esseri umani, ma appartiene a ciascuna particella di questo universo. Aggregati più o meno complessi di particelle sarebbero caratterizzati da flussi di coscienza (informazione quantistica), diversi nella loro natura e su diverse scale temporali. Questo permette di attribuire a qualsiasi organismo vivente o meno, come i materiali (inclusi i pianeti, stelle e galassie) un contenuto di coscienza, anche se di natura molto diversa tra loro. Per ogni entità la percezione della realtà fisica sarà diversa, così come la comunicazione.
Secondo la fisica classica, la comunicazione è possibile, di fatto, solo tra gli esseri che condividono lo stesso stato di coscienza. Secondo la fisica quantistica, attraverso il fenomeno dell’entanglement, la comunicazione può verificarsi istantaneamente tra particelle molto lontane le une dalle altre in modo non locale, mentre, secondo la visione classica, questo dovrebbe essere possibile solo tra esseri le cui distanze siano compatibili con i tempi della trasmissione del segnale. Applicando questa nuova visione della realtà, il concetto antropocentrico dell’uomo sarebbe demolito e un concetto fondamentale della filosofia orientale sarebbe introdotto: tutto è uno e tutte le cose non possono essere isolate dal resto dell’universo.

Stephen Hawking scrive: “Gli esseri umani esistono come specie da meno di un milione di anni e siamo, per quanto ne sappiamo, l’unica specie sulla Terra che ha anche una vaga idea della fisica. Abbiamo scoperto l’atomo e imparato a scatenare il suo potere solo nel secolo scorso. La nostra comprensione della meccanica quantistica è, nella migliore delle ipotesi, rudimentale, ma siamo sul punto di sviluppare i computer quantistici che promettono una potenza di calcolo virtualmente illimitata “. Mentre molti fisici stanno cercando di ottenere un computer quantistico in grado di funzionare a bassa temperatura, altri ricercatori hanno dimostrato che i batteri e le alghe sono in grado di eseguire calcoli quantistici a temperature normali per la vita, da miliardi di anni (Collini, 2010). La prova viene da uno studio su come l’energia della luce viaggia attraverso le molecole coinvolte nella fotosintesi, anche se ad una temperatura di -196 ° C. Gregory Engel ha sviluppato, nel 2007, presso l’Università della California a Berkeley, una batteria a base di un complesso batterico di Clorofilla e batteri verdi solforici, scoprendo che le molecole di pigmento sono collegate insieme in una rete quantistica. Il suo esperimento ha dimostrato che la sovrapposizione quantistica permette all’energia di esplorare tutti i percorsi possibili per poi scegliere il più efficiente (Engel, 2007). Engel e il suo gruppo di Chicago hanno poi ripetuto l’esperimento a 4 ° C e hanno trovato una coerenza quantistica di circa 300 femtosecondi (Panitchayangkoon, 2010).
I fisici classici avevano escluso questa possibilità, perché il calore distrugge un effetto chiamato coerenza quantistica tuttavia, come Hameroff e Penrose sostengono da 15 anni, anche noi umani possiamo avere nei nostri neuroni alcuni computer quantistici funzionanti mediante le cosiddette “Proteine di Schrödinger” (Hameroff, 1996, 2010).
La rilevanza della fisica su scale ridotte, come quelle in cui avvengono i processi senzienti nel cervello, è stata argomento di studio negli ultimi decenni del secolo scorso. Pionieri come i fisici Hiroomi Umezawa (Ricciardi, 1967) e Kunio Yasue (Jibu, 1995), matematici come Roger Penrose e investigatori biomedici come Stuart Hameroff (1996), Gordon Globus (2009) e Gustav Bernroider (2005) hanno esplorato le basi della struttura subatomica e le loro amplificazioni macroscopiche alla ricerca di substrati per la computazione quantistica e di altre funzionalità adatte alle caratteristiche della psiche umana. Hanno proposto modelli migliori rispetto a quelli sostenuti da neuroscienze cognitive convenzionali. Un insieme particolarmente potente di intuizioni sul cervello quantistico è stato fornito da Giuseppe Vitiello, come descritto nel suo libro “My double Unveiled” (Vitiello, 2001), in cui ha unito discipline disparate come la teoria quantistica dei campi, la termodinamica e neurofisiologia nella cosiddetta “teoria quantistica dissipativa” del cervello cosciente. Il punto cruciale della sua prospettiva è l’esistenza virtuale di un cervello ombra operante in modalità tempo invertito per stabilizzare la coerenza quantistica di strutture di memoria neurali.
Mender ha proposto alcuni modi per comprendere la neurofisiologia del pensiero disordinato e l’emozione in termini di analogie quantistiche al congelamento e alla fusione della materia ordinaria utilizzando il linguaggio delle transizioni di fase quantistiche e l’epistemologia quantistica di Von Neumann, Wigner, e Stapp (Mender, 2010; Stapp, 2004). Paola Zizzi con la sua Computational Loop Quantum Gravity (CLQG) ha proposto un’‟estensione quantistica” della fisica digitale dalla quale si deduce che il concetto di realtà è esprimibile come “It from qubit” ovvero la realtà è informazione, I, possibilmente quantistica.

L’esistenza di un’unica equazione capace di descrivere tutto l’Universo In modo ordinato e armonioso implica un disegno di qualche genere. Secondo Spinoza e Einstein è il disegno di un DIO dell’Armonia,
della Ragione, della Logica. Comunque, nessuna formula proveniente dai fisici, potrà mai incontrare le masse (6 miliardi di persone) ed arricchirne la vita Spirituale. Il significato della Vita è che siamo noi a creare il nostro significato personale. Il nostro destino è quello di dar forma al nostro futuro e non di farcelo imporre da un’autorità superiore
Come afferma Claudio Catalano: “Penso che avremmo bisogno di un tipo di linguaggio più evoluto per poter afferrare le implicazioni di quelle teorie scientifiche che ci fanno solo intravedere la parte di una realtà assolutamente intricata e non banalmente addomesticata secondo canoni meccanici di sorpassato valore. Forse avremo bisogno oltre che di una teoria scientifica unificata, di un linguaggio unificato che comprenda nel suo interno scienza arte e sentimento, ma forse a ben vedere tale linguaggio già esiste da millenni: è il linguaggio dei mistici e degli asceti.”

Oggi QAGI e collaboratori sostengono che l’approccio “meccanico” offre una visione parziale e ristretta delle “scienze della vita”, poiché induce continue barriere scientifiche e culturali legate a concetti che sono stati utili per la produzione di macchine industriali, ormai in evidente crisi anche per la progressiva “distruzione entropica” dell’ecosistema. Per quanto riguarda l’arte del rinnovo transdisciplinare della scienza, siamo giunti ad una formulazione innovativa di scienza coniata da Alberto Olivero come “Biovitalismo” (Pregnolato, 2010). Il concetto “meccanico” non tiene conto della complessità delle “scienze della vita” e ostacola molti aspetti del moderno Biovitalismo in grado di affrontare in modo appropriato l’arte e la cultura della scienza transdisciplinare. Gli aspetti innovativi di economia, culturale e incontro sociale, della proposta biovitalista è stato in seguito adottato da Robert Pope nel tentativo di stabilire una culla sociale per promuovere questo progetto a livello internazionale (Pope, 2010).
In sostanza, ci siamo resi conto che è il momento di superare la logica riduzionista e le espressioni della scienza meccanica che ha dominato l’era industriale che hanno ampliato il divario tra natura e cultura, creando evidenti pericoli per la sopravvivenza della vita e la biodiversità del nostro pianeta. Questo obiettivo strategico consiste nel portare avanti lo sviluppo di una innovazione cognitiva in modo che le nuove idee e il design possano determinare una profonda revisione degli orizzonti di sviluppo creativo, individuale, sociale ed economico. Questi sono le ragioni per affermare che è giunto il momento per una coscienza quantistica collettiva.

Massimo Pregnolato

Professor of “Medicinal Chemistry” within the Pharmacy degree course at the Department of Drug Sciences, University of Pavia. Director of Quantum Bio Lab. Founder of Quantumbionet in October 2006. Founder of Italian Biocatalysis Center in July 2007. Chief Editor of Quantum Biosystems. Chairman of Quantum Paradigms of Psychopathology (QPP). Member of Scientific Commitee of Istituto di Ricerca “Paolo Sotgiu” in Psichiatria e Cardiologia Quantitativa ed Evoluzionistica, Università L.U.de.S. of Lugano, Switzerland.” 2010 “Giorgio Napolitano” Medal Prize.

 

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